La composizione della tela di Murillo “Le due Trinità”, che si ispira all’episodio evangelico del ritrovamento di Gesù tra i dottori, è più unica che rara.
Maria e Giuseppe tengono le mani di Gesù, abbigliati con vesti che esprimono sia l’umanità che l’elezione divina (il rosso vermiglio e il blu cobalto delle vesti della madre) come l’appartenenza al popolo ebraico (il giallo ocra del padre). Speculare ad essi si trovano sul piano superiore il Padre Celeste che, tenendo con la mano sinistra un globo, mostra il suo essere Creatore di tutte le cose, e lo Spirito Santo che, come colomba, si pone però sotto il Padre celeste, ad indicare che il tutto è avvenuto attraverso la Sua opera. Al centro della duplice triangolazione, Cristo: la base della Trinità divina e l’apice della “trinità” terrena. La separazione delle due sfere è chiara ed è rappresentata dal basamento su cui il giovane fanciullo si erge.
Murillo vuole mostrarci quanto la famiglia umana può essere un’immagine, anche se lontana, del mistero trinitario: tre persone, una sola famiglia; tre Persone una sola natura. Nello stesso tempo egli vuole ricordarci che la Trinità, pur nel suo piano divino, in Cristo è coinvolta nella vicenda umana, a tal punto che il Figlio di Dio dovrà occuparsi, come ora noi, delle cose del suo Padre celeste (Cfr. Lc 2,49).
P. Saul Tambini
Bartolomé Esteban Pérez Murillo, Le due Trinità, 1680 ca., National Gallery – Londra.


