Il magnifico affresco (qui solo il particolare centrale) con cui Pietro da Cortona celebra il trionfo del barocco ed esalta la famiglia Barberini, riesce soprattutto a porci nell’orizzonte della Divina Provvidenza, che egli posiziona al centro della splendida scena, mentre essa stessa osserva l’Immortalità e si erge sul Tempo degli uomini.
Un’opera che ha inevitabili fini politici ma che riesce tuttavia a comunicare il senso dei nostri giorni. A dar retta a Pietro da Cortona, infatti, la vita del mondo è retta dalla Provvidenza divina, così come vuole il vangelo, che dice: “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati” (Mt 10,29-30)
Eppure tale certezza, che l’affresco vuole restituirci, non è motivo di indulgente deresponsabilizzazione da noi stessi e dal compito di collaborare con questa opera divina. Il pittore toscano lo mostra mettendo sopra la Divina Provvidenza le allegorie delle virtù teologali. La Fede, la Speranza e la Carità sono qui veri strumenti in mano alla Provvidenza divina affinché in noi e nel mondo la presenza di Dio edifichi il suo regno: “Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze” (Mt 10, 27).
È dunque l’opera dell’uomo, il suo gesto e la sua parola, e non un destino anonimo e indifferente che, collaborando con la volontà di vita di Dio, può realizzare un regno d’amore e di pace.
P. Saul Tambini
Pietro da Cortona, Trionfo della Divina Provvidenza (part.), 1639, Roma – Palazzo Barberini


