Lectio imago. Vedere la Parola. XVI TO. – 19 Luglio 2026

Abraham Bloemaert, pittore manierista olandese di grande respiro internazionale, carica la “Parabola del grano e della zizzania” (Mt 13, 24-30) di un’ambientazione di genere, fondendovi mitologia, allegoria e simbolismo religioso. Inevitabile il contrasto tra l’immagine bucolica e idilliaca in primo piano e l’azione malefica che si compie sullo sfondo.

Mentre la parabola richiama soprattutto la necessità di esercitare la pazienza di fronte alla presenza del male nel mondo, l’opera di Bloemaert vuole soprattutto sottolineare che l’opera dal maligno si è introdotta a motivo della libertà mal esercitata dell’uomo – si veda ad esempio la presenza del pavone e della capra e il richiamo evidente della fragilità umana originaria adamitica – che trova nella vita comoda e accidiosa una porta sicura per la sua opera distruttiva. Il dipinto, quindi, mentre sembra presentarci una figura agreste e arcadica, si pone una domanda drammatica: “da dove viene la zizzania” (Mt 13, 27). Il vangelo risponde: “Un nemico ha fatto questo” (Mt 13, 28).

Il pittore, invece, vuole farci comprendere che l’origine del male va sempre ricercata nell’indolente attitudine dell’uomo. Ma la necessità della pazienza e dell’attesa del tempo della mietitura rimane, comunque le cose siano andate.

 

P. Saul Tambini

Abraham Bloemaert, Parabola della zizzania, 1624, Walters Art Museum – Baltimora.

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