XIV T.O. – L’Arte racconta la Fede – «Non è costui il falegname, il figlio di Maria»

In piena maturità artistica e umana, Dürer osò dipingere se stesso nella medesima postura con cui veniva tradizionalmente raffigurato Cristo. Non contento, vi aggiunse un’iscrizione piuttosto pretenziosa: “Io Albrecht Dürer di Norimberga, all’età di ventotto anni, con colori appropriati ho creato me stesso a mia immagine”. Creato, non dipinto. Non si tratta in verità di boria: richiamare le prime parole bibliche esprime la volontà di attribuire all’arte la medesima funzione creativa divina, e quindi di riconoscere all’artista un legittimo ruolo conoscitivo e veritativo. Chi ha dunque dipinto Dürer? Se stesso o Gesù Cristo? Qui forse troviamo l’apice di quella pretesa, tipica dell’Umanesimo, di raggiungere la verità cristiana attraverso la perfetta descrizione dell’uomo. Non siamo dunque lontano dalla polemica della gente di Nazareth, che contestavano al figlio di Dio un ‘origine troppo poco divina a appariscente. Il messia si rivelava loro infatti con tratti troppo umani, scandalizzando i suoi compaesani: “Non è costui il falegname, il figlio di Maria” (Mc 6, 3). Da allora, lo scarto della fede si realizza in quest’ardua scommessa: vedere Cristo nell’uomo e riconoscere nell’uomo Cristo. Non era presunzione, quella del maestro tedesco, era un’autentica e salutare provocazione.

P. Saul Tambini

Albrecht Dürer, Autoritratto con pelliccia, 1500, Alte Pinakothek – Monaco di Baviera.

 

20240707 XIV TO Dürer_Autoritratto con pelliccia