25 Gennaio 2026 – III T.O. – L’Arte racconta la Fede
Un pregevole anonimo autore cinquecentesco portoghese – sul quale non può però non aver avuto influsso la cultura fiamminga – ci offre la possibilità di riflettere sui primi passi che la Parola di Dio ha compiuto. Si tratta di un grande retablo dedicato a San Giacomo, in cui possiamo osservare più specificatamente l’episodio della chiamata dei “figli del tuono”.
La parola che il Figlio di Dio ha cominciato a pronunciare sorge da una sua iniziativa che segue un evento apparentemente tragico, la morte del Battista. Un dramma in cui Gesù riconosce un’opportunità, un’occasione: il tempo dell’annuncio della Buona Notizia. Da allora il Maestro di Nazareth comincerà a farsi pellegrino dappertutto, annunciando la conversione e la prossimità del Regno (Cfr. Mt 4,17). Ma la Parola non è solo annuncio è anche chiamata, ecco dunque che, sulla strada, incontra i figli di Zebedeo e qui, con una mano, li invita ad intraprendere una nuova stagione della loro vita, anzi a separarsi proprio dalla loro vita, per camminare dietro lui: “Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono” (Mc 4, 22). Ormai qui la barca è lontana e i due fratelli già hanno assunto lo stile proprio dei missionari e dei discepoli, comprendendo ed accogliendo nel modo più radicale la parola di Gesù: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini” (Mc 4, 19).
In questa stupenda opera, riconosciamo la bellezza della sequela che, mentre esige di spogliarsi di tutto, restituisce il centuplo, perché “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19,29).
P. Saul Tambini
Maestro di Lourinhã, Retablo di San Giacomo (part.), 1520-1525, Museo Nazionale d’arte Antica – Lisbona.