2 Novembre 2025 – L’Arte racconta la Fede – Commemorazione dei fedeli defunti

Un Cristo di spalle è raro riscontrarlo nella storia dell’arte. Si deve al grande maestro padovano, Andrea Mantegna, che ha riletto la discesa agli inferi di Cristo in questa forma inconsueta, ma ispirata all’iconografia tradizionale dalla quale era particolarmente attratto.

In realtà, la tavoletta si è scoperto di recente essere parte sottostante di una Risurrezione di Cristo, in cui il Figlio di Dio compare eretto mentre esce trionfante dal sepolcro. La tavola dunque è il completamente teologico di un’immagine che andava necessariamente precisata.

L’opera di Cristo, come opera salvifica, trova il suo compimento non tanto nella dimostrazione della sua ripresa vita, di una potenza fine a se stessa, ma nella salvezza dei peccatori e nella rianimazione dei trapassati. D’altronde, “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo” (simbolo niceno-costantinopolitano).

Le anime che riconosciamo attorno al gesto salvifico del redentore di sollevare i defunti appaiono sorprese e meravigliate ed innalzano canti di lode. Le spalle di Cristo altro non testimoniano che una volontà precisa, ora in atto, quella “di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno” (Gv 6, 39).

Non c’è perciò alcun luogo e alcuna situazione che possa precludere la salvezza, nemmeno il regno dei morti è invincibile alla redenzione, perché “nemmeno le potenze degli inferi prevarranno” (Mt 16,18), ma soprattutto perché “Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose” (Ef 4,10).

P. Saul Tambini

Andrea Mantegna, Discesa al limbo, 1492, Collezione privata.

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