Chiesa di San Bernardino da Siena

Piazza dei Caduti, 4, 06081 Tordandrea PG

La storia della Parrocchia di Tordandrea

La storia della parrocchia di Tordandrea si rivela come un mosaico di fede e prestigio storico, profondamente radicato nel cuore del francescanesimo. 

Un capitolo fondamentale si apre nel 1472, quando fu eretta la prima chiesa parrocchiale dedicata a San Bernardino. Questa scelta non fu casuale: il grande predicatore senese era stato canonizzato da Papa Nicolò V solo vent’anni prima, nel 1450, e il suo culto era in piena e vibrante espansione. L’iniziativa partì probabilmente dai frati del vicino convento della Porziuncola, dove il Santo aveva soggiornato. È un dettaglio storico di straordinario rilievo il fatto che, fino al 1850, la Basilica della Porziuncola dipendesse proprio dalla parrocchia di Tordandrea; era dunque naturale che la parrocchia territoriale, “madre” della culla del francescanesimo, venisse dedicata a una delle figure più luminose della famiglia serafica.

Con il passare del tempo e l’aumento della popolazione sotto il marchesato dei Baglioni, l’edificio originario all’interno del castello divenne insufficiente. Tra il 1530 e il 1573 venne così costruita la nuova chiesa extra castrum (fuori dalle mura), segnando il passaggio verso una vita comunitaria più aperta e meno condizionata dalle paure medievali. Nonostante le difficoltà economiche dei primi secoli, durante i quali i parroci venivano sostentati a fatica dai fedeli e la chiesa era priva di fonte battesimale e campanile proprio, la devozione verso il Santo Patrono rimase il punto fermo della comunità.

Ancora oggi, Tordandrea custodisce con orgoglio le tracce di questo legame secolare. Tra i ricordi più preziosi spiccano le due antiche campane (rispettivamente del 1575 e del 1609), che recano impressi i simboli della tradizione bernardiana, come il celebre monogramma del nome di Gesù. La presenza di una reliquia del Santo e di una Confraternita a lui intitolata testimonia una continuità spirituale mai interrotta. Ma è l’arte a offrire l’omaggio più alto: sopra l’altare maggiore domina una tavola di scuola del Pinturicchio, recentemente restaurata, che ritrae San Bernardino in ginocchio davanti alla scena della Presentazione al Tempio, un’opera che fonde la maestria rinascimentale con la mistica francescana.

Il cammino della parrocchia ha attraversato anche momenti di prova estrema, come il terremoto del 1832 che distrusse la chiesa e uccise il parroco don Antonio Biondi. Eppure, proprio da quelle macerie riemerse un antico Crocifisso murale, segno di una rinascita che ha portato la comunità fino ai restauri moderni. Il tempio, arricchito nei secoli da altari dedicati a San Giuseppe e al Rosario e guidato da figure illuminate come don Ettore Micheletti, è stato solennemente reinaugurato il 20 maggio 1944, confermando Tordandrea come custode di una storia che parla di santi, di frati e di un popolo indissolubilmente legato alla propria terra.

Sintesi dei Luoghi e delle Date

Anno / Periodo

Luogo

Evento Chiave

1450

Roma

Canonizzazione di San Bernardino da Siena da parte di Papa Nicolò V.

1472

Castello di Tordandrea

Erezione della prima parrocchiale; la Porziuncola dipende da Tordandrea.

1530 – 1573

S. Bernardino extra castrum

Erezione della prima parrocchiale; la Porziuncola dipende da Tordandrea.

1530 – 1573

S. Bernardino extra castrum

Costruzione della nuova chiesa fuori dalle mura per necessità di spazio.

1575 / 1609

Campanile del Castello

Fusione delle due campane storiche con simboli bernardiani.

XVII – XVIII Sec.

Chiesa Parrocchiale

Collocazione della tavola di scuola del Pinturicchio e arredo degli altari.

1832

Tordandrea

Terremoto distruttivo; morte di don Antonio Biondi e riscoperta del Crocifisso.

1850

Confini Diocesani

La Basilica della Porziuncola cessa di dipendere dalla parrocchia di Tordandrea.

1896

Parrocchia

Don Ettore Micheletti istituisce la “Cassa agricola” per i lavoratori locali.

20 Maggio 1944

Chiesa Parrocchiale

Inaugurazione del tempio radicalmente rinnovato nel giorno del Patrono.

Il patrono: San Bernardino da Siena

Bernardino proveniva dalla nobile famiglia senese degli Albizzeschi. Rimasto orfano a soli sei anni, fu educato dagli zii paterni e si dedicò agli studi giuridici fino a conseguire la laurea in giurisprudenza. Un evento decisivo per la sua vita fu l’epidemia di peste dei primi anni del Quattrocento: assistendo i malati, si confrontò profondamente con la sofferenza e la misericordia, maturando la scelta di abbandonare l’avvocatura per entrare nell’Ordine francescano. La sua esistenza fu da allora guidata dalla rigorosa osservanza della prima regola di Francesco d’Assisi.

Ordinato sacerdote nel 1404, nel 1438 divenne vicario generale dei Francescani e fondò numerosi conventi. Studioso di teologia mistica e ascetica, si formò sui testi dei grandi dottori della Chiesa; tuttavia, la sua forza e la sua peculiarità principale furono senza dubbio la predicazione. Iniziata nel 1417 dalla Lombardia, essa lo condusse in molte regioni d’Italia, spesso su pulpiti all’aperto, con un linguaggio diretto e coinvolgente, orientato alla fede, alla pacificazione e alla composizione dei conflitti, con particolare attenzione alle classi più deboli.

«Chi non ha carità non può piacere a Dio –diceva – in qualsiasi modo tu parli fallo sempre con carità. Fa’ che dentro di te non ci sia altro che amore, amore, amore!». Per tutta la vita predicò un Cristo povero, umile e docile, invitando al distacco dalle ricchezze e dagli averi terreni. Promosse con grande entusiasmo la devozione al nome di Gesù, rendendola uno dei cardini della sua predicazione. Per questo ideò il trigramma raggiante su campo azzurro con le lettere IHS, prime tre del nome di Gesù in greco, destinato a diventare un simbolo universale della spiritualità francescana.

La sua figura non fu esente da opposizioni: fu accusato di eresia e processato due volte. In occasione del primo processo, papa Martino V rimase talmente colpito dalla sua parola da invitarlo a predicare a Roma, dove parlò per ottanta giorni consecutivi davanti a grandi folle. Gli furono offerti più volte incarichi episcopali – a Siena, Urbino e Ferrara – ma li rifiutò sempre, fedele alla sua vocazione missionaria e al distacco dai beni terreni.

Affaticato dalla sua intensa attività apostolica, che lo aveva portato in tutta l’Italia settentrionale e centrale, nel 1444 giunse in Abruzzo ormai allo stremo delle forze. Accolto all’Aquila nel convento di San Francesco, consapevole della fine imminente, chiese ai confratelli di essere deposto sulla nuda terra, sull’esempio del Poverello. Qui si spense serenamente il 20 maggio 1444.

Già l’anno successivo, grazie all’impegno dei suoi discepoli Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca, fu avviato il processo di canonizzazione, conclusosi con la proclamazione della sua santità da parte di papa Nicolò V il 24 maggio 1450, anno giubilare, nella solennità di Pentecoste.

Considerato uno dei santi più influenti della Chiesa, fu definito da papa Pio II «eccellente maestro di teologia e dottore di spirito canonico». La sua predicazione esercitò un influsso profondo sulla società del tempo, contribuendo anche alla riforma degli ordinamenti sociali e alla gestione di ospedali e ospizi. Le sue prediche, trascritte da un discepolo, costituiscono ancora oggi una preziosa testimonianza della vita religiosa e civile del Quattrocento. A lui sono inoltre attribuiti numerosi miracoli.

Un episodio significativo della sua giovinezza racconta che, a ventuno anni, mentre pregava davanti al crocifisso, udì una voce dirgli: «Mi vedi inchiodato alla croce e spoglio di tutto per amore tuo; se mi ami veramente, anche tu devi fare una vita crocifissa e spogliarti di tutto». Parole che sintetizzano l’intera radicalità della sua scelta di vita.

 

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