La storia della Parrocchia di San Girolamo a Castelnuovo
La storia della comunità cristiana di Castelnuovo è il racconto di una fede cresciuta insieme al borgo, capace di adattarsi ai bisogni della popolazione e di rinnovarsi nel corso dei secoli, fino alla costruzione dell’attuale chiesa parrocchiale
La nascita della parrocchia risale alla fine del Cinquecento. Nel 1573 il visitatore apostolico mons. Pietro Camaiani dispose la costruzione di una nuova chiesa fuori dalle mura del castello, dedicata a San Girolamo. L’edificio era già esistente nel 1594, ma si presentava molto semplice: disponeva di un solo altare, era privo di campanile, pavimento e fonte battesimale, tanto che per alcuni sacramenti la comunità continuava a fare riferimento ad Assisi.
Nel corso del Seicento e del Settecento la chiesa venne progressivamente ampliata e arricchita con nuovi altari e confraternite, segno di una comunità in crescita e sempre più partecipe alla vita religiosa. Questo sviluppo culminò con la consacrazione della chiesa nel 1727.
Tra la fine del Settecento e l’Ottocento la vita parrocchiale si consolidò ulteriormente: gli altari divennero cinque e la devozione popolare si fece più intensa, pur tra difficoltà legate alla vita rurale e a comportamenti poco ordinati durante le feste.
Nel XIX secolo la struttura dell’antica chiesa rimase sostanzialmente invariata, resistendo anche al terremoto del 1832. La comunità dovette però affrontare numerosi problemi, tra cui la mancanza di servizi essenziali come scuola e assistenza medica, oltre all’assenza del fonte battesimale. Verso la fine del secolo si aggiunse anche una crisi dovuta alla scarsità di sacerdoti.
Sebbene la chiesa fosse ancora in buone condizioni, con il tempo risultò insufficiente per le esigenze della popolazione. Dopo vari progetti di ampliamento, maturò la decisione di costruire un nuovo edificio.
Il progetto si concretizzò nel secondo dopoguerra grazie all’impegno del parroco don Felice Balani. La nuova chiesa, dedicata a San Pasquale Baylon, fu inaugurata il 21 ottobre 1961 alla presenza del vescovo di Assisi mons. Giuseppe Placido Nicolini.
La nuova intitolazione non rappresentò una rottura con il passato, ma il coronamento di una devozione verso San Pasquale già profondamente radicata nella comunità fin dalla prima metà dell’Ottocento.
Ancora oggi la parrocchia costituisce il centro della vita religiosa e comunitaria di Castelnuovo, testimoniando una storia di oltre quattro secoli di fede e partecipazione.
Cronologia in Sintesi
Anno / Periodo
Evento Chiave
1573
Mons. Pietro Camaiani dispone la costruzione della chiesa di San Girolamo fuori dal castello.
XVII – XVIII Secolo
Ampliamenti della chiesa, costruzione di nuovi altari e sviluppo delle confraternite.
1727
Consacrazione della chiesa di San Girolamo.
Prima metà XIX Sec.
Si diffonde la devozione a San Pasquale Baylòn.
Fine XIX Secolo
La chiesa diventa insufficiente; emergono progetti per un nuovo edificio e si registra una crisi per la scarsità di sacerdoti.
Secondo dopoguerra
Don Felice Balani avvia la costruzione della nuova chiesa.
21 Ottobre 1961
Inaugurazione della nuova chiesa di San Pasquale Baylon alla presenza del vescovo mons. Giuseppe Placido Nicolini.
Il patrono: San Pasquale Baylòn
«Bisogna avere per Dio un cuore di figlio; per il prossimo un cuore di madre; per se stessi un cuore di giudice».
Pasquale nasce in una famiglia povera dell’Aragona, in Spagna, nel 1540. Fin da bambino è avviato al pascolo delle greggi, una condizione che diventa per lui occasione privilegiata di silenzio, preghiera e contemplazione. Profondamente innamorato di Gesù, impara da autodidatta a leggere sui libri di preghiera.
A diciotto anni tenta di entrare tra i francescani riformati, detti Alcantarini, ma viene respinto, probabilmente per la giovane età. Non si scoraggia: rifiuta perfino la proposta di adozione da parte di un ricco signore presso cui lavora, deciso a seguire la sua vocazione. Nel 1564 riesce finalmente a entrare in convento come novizio.
Fin da subito si distingue per l’intelligenza viva, la fede profonda e la straordinaria dedizione alla preghiera, in particolare all’adorazione del Santissimo Sacramento. Nonostante le capacità, sceglie di rimanere per tutta la vita fratello laico, ritenendosi indegno del sacerdozio e di toccare l’Eucaristia. Accetta con umiltà gli incarichi più semplici, come quello di portinaio nei conventi di Játiva e Valencia.
Nel 1576 riceve un incarico importante: portare documenti al padre generale a Parigi. Il viaggio è lungo e pericoloso; lungo il cammino subisce insulti, violenze e persecuzioni, soprattutto da parte dei calvinisti. A Orléans rischia persino la lapidazione durante una disputa sull’Eucaristia, tema centrale della sua vita spirituale.
Al ritorno, scrive alcune riflessioni per difendere la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia e l’autorità del Papa. Questo scritto giunge a Roma e contribuisce a fargli attribuire il titolo di “Serafino dell’Eucaristia”.
La sua vita è segnata da una profonda unione con Dio: i confratelli lo trovano spesso in estasi e la sua testimonianza attira numerosi fedeli.
La sua esistenza è legata in modo singolare alla Pentecoste: nasce il 16 maggio 1540, giorno in cui si celebrava questa solennità, e muore il 17 maggio 1592, ancora nel giorno di Pentecoste, consumato da penitenze e privazioni. Pur nella povertà materiale, è ricco dei doni dello Spirito Santo, in particolare della sapienza: nonostante la scarsa istruzione, molti si rivolgono a lui per consiglio e guida spirituale.
Muore nel convento di Villarreal dopo aver ricevuto l’Eucaristia. La tradizione racconta che durante il funerale, al momento dell’elevazione, aprì gli occhi per adorare ancora una volta il Santissimo Sacramento.
Viene canonizzato nel 1690 da papa Alessandro VIII e, nel 1897, papa Leone XIII lo proclama patrono delle opere e dei congressi eucaristici.


