In questa opera, che ha per tema la predicazione di Giovanni il Battista, Mattia Preti manifesta tutta la capacità espressiva, la composizione espositiva e l’abilità narrativa che lo hanno reso celebre e ricercato.
Giovanni porta “un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi” (Mt 3,4), è ricoperto di un mantello rosso in ricordo del suo prossimo martirio e poggia il gomito su un albero tagliato perché “già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco” (Mt 3, 10). Con la sua virulente e provocatoria predicazione invita tutti ad una urgente conversione e come si nota trova reazioni ora pensose ora sorprese tra gli astanti. Indica questa volta il cielo e non l’agnello, anch’esso, come il Figlio di Dio, convenuto alla sua predicazione. Lo fa perché egli «non era la Luce, ma era venuto per dar testimonianza alla luce» (Gv 1,8).
Lo sguardo del Battista però è orientato verso di noi, verso lo spettatore. Il suo invito alla conversione è più urgente e contemporaneo che mai. Anche noi potremmo essere tentati di dire “abbiamo Abramo per padre” (Mt 3,9), non sentendoci dunque interpellati. Ci priveremmo così del dono di salvezza che elargirà colui che viene annunciato con parole così ardenti ed impetuose. L’urgenza della conversione non permette parole accomodanti e cedevoli.
P. Saul Tambini
Mattia Preti, Predica di San Giovanni Battista, 1665, Fine Arts Museums- San Francisco.


