L’ultima opera realizzata dall’anziano e malato Michelangelo è riservata a Simon Pietro, in particolare al momento immediatamente precedente il suo martirio e la sua crocifissione. La scena è concitata e caotica, tutti i presenti sono drammaticamente coinvolti in ciò che sta accadendo.
Il solo Pietro, specialmente il suo torvo, corrucciato e severo sguardo, pare come interessarsi a ciò che è altrove e l’altrove dell’opera in questo caso è l’osservatore, che siamo noi, ma è soprattutto il papa, colui per il quale fu realizzata l’opera nella sua cappella privata, detta “paolina”. Al posto di questa opera, si suppone che precedentemente il papa volesse si realizzasse una “consegna delle chiavi”, un’immagine ben più evocativa del ruolo del successore di Pietro alla guida della Chiesa, secondo ciò che disse il Maestro di Nazareth: “A te darò le chiavi del regno dei cieli” (MT 16, 19). Ma Michelangelo scelse questo soggetto e lo impose. Esso aveva sì la medesima funzione, ma la fondava sul dono e la testimonianza estrema del primo degli apostoli. Richiamando forse il passo giovanneo: ” quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi” (Gv 21, 18).
Quello sguardo è rivolto dunque al papa non per caso: dovrà sempre ricordare che il suo ruolo non solo non ha alcun fondamento mondano, ma ha soprattutto un destino ed una vocazione testimoniale che, se vissuto autenticamente, conduce inevitabilmente a vivere il comandamento del Signore fino alla consumazione di sé.
P. Saul Tambini
Michelangelo Buonarroti, Crocifissione di Pietro, 1550, Cappella Paolina – Città del Vaticano.


