Erede della fortunata rivoluzione pittorica fiamminga operata da van Eyck, Quentin Massys arricchirà il rinascimento nordeuropeo con l’introduzione della pittura di genere, di cui “Il cambiavalute e sua moglie” rappresenta decisamente un capolavoro. In esso troviamo concentrata natura morta, allegoria teologica, ritrattismo e pittura didascalica.
I due soggetti rappresentati sembrano a tutti gli effetti essere dei cambiavalute. Il marito soppesa le monete in una città – Anversa – che faceva del commercio e dello scambio internazionale la sua principale attività.
Come non fare una riflessione sul senso della ricchezza, sulla posizione che l’economia ha nella nostra vita? Siamo così invitati a ponderare il valore del denaro, mentre il cambiavalute soppesa le monete. Ci soffermiamo però anche sullo sguardo della moglie: il denaro ha la forza di attrarre la sua attenzione. Inevitabilmente sposta così il suo interesse da un testo sacro, un libro di preghiere. Ciò ci getta su una prima inquietudine: come tenere assieme queste due realtà? “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio! (Mc 10,23).
Tra gli altri un paio di simboli dovrebbero alimentare ulteriormente il nostro sospetto: sugli scaffali una mela rossa e una candela spenta esprimono il carattere tremendamente aggressivo sulla nostra fede di ciò che Gesù chiamava “mammona”.
La coppia, come ogni cristiano, dovrà stare bene attenta che la ricchezza non prevalga sul posto che ha attribuito a Dio nella loro vita. Così vuole il comandamento, ma così vuole anche la speranza di un destino certo, perché solo così si “avrà un tesoro nei cieli” (Mc 10,21).
P. Saul Tambini
Quentin Massys, Il cambiavalute e sua moglie, 1514, Museo del Louvre – Parigi.
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