La storia di questa magnifica opera del Verrocchio, al solito raccontata dal buon Vasari, è celebre e simpatica.
L’artista e storico aretino attribuisce (ma le riflettografie recenti sembrano proprio dargli sostanzialmente ragione) alla mano di Leonardo l’angelo sulla sinistra.
Ora sappiamo che anche il paesaggio sulla sinistra è del genio leonardesco, così probabilmente la palma. Non sappiamo se, come dice il Vasari, il Verrocchio fu consumato dall’invidia dopo questo intervento di Leonardo. Certo è che il secondo angelo, che si dice essere di mano botticelliana, osserva il primo con sguardo piuttosto torvo e pensoso, pare proprio rappresentare i sentimenti di un Salieri!
Aldilà delle avventure dell’opera, la perfezione di questo quadro riposa tutta nella sua linearità compositiva, vera testimonianza di maturo Rinascimento. Anche il tema dell’opera ci restituisce la centralità teologica dell’evento. Esso vuole farci comprendere quanto gli evangeli – tutti – ci hanno anticipato: tutto nasce e rinasce dal Giordano.
Il battesimo di Cristo è conoscenza di lui e salvezza in lui. È conoscenza: ecco la rivelazione trinitaria, così ben rappresentata in apice dell’opera. È salvezza: ecco che un rapace fugge verso luoghi aspri, boscosi e rocciosi, mentre dalla parte di Cristo un paesaggio leonardesco incantevole e la presenza angelica evocano il destino redentivo che l’unzione del Messia è venuto a compiere.
Sappiamo già da che parte stare: che lo sguardo angelico leonardesco rivolto al Redentore sia anche il nostro.
P. Saul Tambini
Andrea del Verrocchio – Leonardo da Vinci, Battesimo di Cristo, 1472-1475, Galleria degli Uffizi – Firenze.


