Un autore romano non così conosciuto come Orazio Borgianni, del resto l’ombra di Caravaggio doveva essere troppo intensa, ci mostra, con un singolare gioco di mani, il rapporto di Cristo con le Scritture.
Il momento è quello della disputa tra i dottori, ma qui Borgianni sembra evocare l’altro momento centrale della vita di Gesù, quello della rivelazione nella sinagoga di Nazareth, quando Cristo si rivelò come il compimento di quelle Scritture: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21).
Una mano di Cristo, nell’opera, indica la pagina biblica, un’altra se stesso, egli è il compimento dunque di quella Parola. L’anziano dottore non ha più gli occhi sulla Torah, li rivolge al giovane di Nazareth, lo fa come scrutando le Scritture Sacre, ma non è che il volto di Cristo: “gli occhi di tutti erano fissi su di lui” (Lc 4,20).
È necessario, dunque, senza distogliere l’attenzione dalla Parola, riconoscere la sua operosità e la sua efficacia salvifica attraverso l’opera e la persona di Gesù.
𝑃. 𝑆𝑎𝑢𝑙 𝑇𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑖
Orazio Borgianni, Cristo fra i dottori, 1609-1612, Rijksmuseum – Amsterdam.


