In un tempo, per la città di Bergamo, ricco di divisioni e tensioni, anche religiose, il pittore bergamasco, ma veneziano di elezione, Andrea Previtali, discepolo di Bellini, offre un’originale interpretazione della teofania del Tabor.
Mette sullo sfondo, infatti, i testimoni del Primo Testamento, che possiamo notare in ombra sulla sinistra dell’opera, ed elimina anche i testimoni apostolici ai piedi del Signore. Tutto è rivolto al mistero trinitario, che si manifesta come un unico mistero di comunione.
L’unità trinitaria viene vista come modello di unità tra gli uomini. Lo spazio ben visibile della città mette in relazione l’evento con il destino del messaggio del Tabor, come un monte la cui presenza offre significato e sprone di unità alla Gerusalemme terrestre.
Trasfigurazione qui significa comunione, perché divisione è “sfigurazione” dell’uomo e della sua civiltà. Quindi il monte non è epifania di un rifugio estraniante per l’uomo, ma manifestazione di possibilità di comunione e unità per l’uomo, che vive nella discordia e nella disgregazione.
P. Saul Tambini
Andrea Previtali, Cristo trasfigurato, 1513, Pinacoteca di Brera – Milano.


