Qualche anno fa, la BBC realizzò un sondaggio sul valore che la società inglese attribuiva all’elenco tradizionale dei vizi. Il risultato fu che parte della popolazione auspicava una loro riformulazione per renderli per così dire più contemporanei, più adeguati ai tempi odierni. La volubilità con cui le culture percepiscono e perseguono ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ci suggerisce che la scelta morale non solo cambia nel tempo, ma si poggia su principi non sempre avvertiti immutabili.
Anche il grande pittore fiammingo Francs Francken ha provato a tematizzare la questione morale dell’uomo e lo ha fatto in quest’opera, intitolata “L’eterno dilemma dell’uomo”. In essa, il piano terreno, quello infernale e quello celeste sono ben distinti, così come tradizionalmente viene rappresentata questa iconografia, ma le allegorie, i personaggi e i miti presenti creano una forte ambiguità e disagio nell’osservatore. Tanto che ci si chiede perché scegliere se poi non appare così evidente il premio o la dannazione conseguenti la scelta morale. Bimbi danzanti, fanciulle provocanti, nobili in posa, armigeri, giocolieri, pagliacci e così via si trovano indistintamente un po’ dappertutto, su piani e lati diversi, senza un ordine apparentemente razionale che risolva il dilemma. Un piccolissimo nome divino è posto in apice alla tela e proprio questa sfumata presenza divina nel quadro esprime invece il suo ruolo indispensabile nell’affrontare la questione. Davvero riusciremmo a trovar discernimento morale se non ci fosse questa presenza divina?
Il vangelo da questo punto di vista è chiaro, non tanto perché aiuta sempre a scegliere la cosa giusta, ma soprattutto perché invita ciascuno a porre tutto in prospettiva di questa presenza, a mettere tutto in correlazione a Cristo. “Se il servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli” (Lc 12, 45-46).
Come nel caso del servo del vangelo, l’uomo privo di prospettiva farebbe del suo desiderio o del suo istinto la sua misura fondamentale e lo scopo assoluto della sua vita. Il vangelo invece ci invita a far discernimento e quindi a risolvere il dilemma a partire da una prospettiva, quella della relazione con Cristo e la sua venuta. Rimane sempre la questione morale, ma non più il dilemma, non è poco.
P. Saul Tambini
Frans Francken II, L’eterno dilemma dell’uomo, 1633, Museum of Fine Arts – Boston.


