Pittore poco noto del “Secolo d’oro” fiammingo, Pieter Cornelisz van Rijck dipinge la parabola del Povero Lazzaro, utilizzando un genere iconografico legato al cibo abbastanza diffuso in Olanda in quel tempo.
Il soggetto della parabola sembra sfumare sullo sfondo: sia Lazzaro – fuori dalla porta – che l’uomo ricco – nella sala adiacente – non sono più al centro dell’opera, che invece si concentra sul cibo, su coloro che lo preparano e sugli animali che se lo contendono. Qui l’autore, evidentemente, denuncia il fatto che quando il cibo assume il significato di semplice alimento e perde il suo carattere sociale e relazionale allora diventa unicamente oggetto di contesa degli istinti umani di sopraffazione ed egoismo.
Ormai solo sullo sfondo regnano le relazioni umane, mentre i servi, in prima vista, hanno lo sguardo interrogativo rivolto agli osservatori. Si stanno certo chiedendo il senso di tutto questo. Il gallo nero che la serva tiene in mano è segno di un futuro che non ci sarà più, di un’alba che non sorgerà più: è proprio l’uomo e la sua società che si suicidano con le loro stesse mani nel non porre un freno al proprio egoismo.
L’uomo ha infatti trasformato un dono in un proprio possesso, ha cambiato il significato delle cose, riferendole esclusivamente a se stesso. La predicazione di Gesù di Nazareth, che non solo si è spesso svolta attorno ad una mensa, ma che ha avuto per oggetto la convivialità in modo ricorrente, prendeva spesso di mira questo inguaribile egoismo dell’uomo: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti” (Lc 14, 12-14).
Così anche il cibo e ciò che si riceve in dono può assumere un’altra logica, quella che fa sì che ciò che possediamo nutra le nostre relazioni e la bellezza della nostra vita, capovolgendo il suo apparente fine proprio.
P. Saul Tambini
Pieter Cornelisz van Rijck, L’uomo ricco e il povero Lazzaro, 1620, Rijskmuseum – Amsterdam.


