Con la solita e nota grazia, l’eccellente Vermeer porta in scena una figura femminile nella sua quotidianità domestica. Ma porta con sé soprattutto una domanda, che pare enigmaticamente fuoriuscire dall’opera. La donna infatti è colta nell’atto di soppesare delle perle, o dei monili d’oro, esposta ad un tenue taglio di luce, che le rischiara il volto sereno. Sullo sfondo una tela ha per soggetto il Giudizio universale: la figura regale di Cristo impera proprio sopra il capo della ricca signora. Siamo colti dalla bellezza dell’opera, dalla maestria dello stile vermeeriano, ma la magia della pittura di Vermeer riposa tutta nella sua capacità di creare enigmi dalle scene più familiari e ordinarie, senza far leva su alcun indizio simbolico, bensì con il solo uso degli sguardi, del colore e della composizione.
Ecco dunque la questione: come mai beni così apparentemente transitori e futili risultano così decisivi per la salvezza eterna? La predicazione cristiana e non solo, infatti, sembra portare con sé una condanna dei beni terreni, eppure sembra anche far dipendere dalla nostra relazione con ciò che è di questo mondo la nostra perdizione o la nostra salvezza. Il soppesare della donna (la bilancia accompagna da sempre l’iconografia cristiana della giustizia) è il ponderare dell’uomo le sue opere, i suoi beni, le sue ricchezze. Le dovrebbe considerare vuote di senso e affidarsi solo a Dio, però non può dimenticare il dettato evangelico: “Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?” (Lc 16, 10-11). Il proprio destino, dunque, non può prescindere da come siano stati amministrati i propri beni, dalla qualità delle proprie opere.
L’opera appare perciò un grande richiamo a valutare la propria vita, un grande avvertimento a non perdere il valore della coscienza, della consapevolezza di ciò che siamo e di come viviamo. Vermeer, poi, protestante di nascita, pare che dopo il matrimonio con la cattolica Catharina Bolnes abbia virato verso la fede cattolica, se così fosse potremmo anche riconoscere nella tela un richiamo al significato teologico delle opere e al loro valore nel destino eterno. Non lo sapremo mai. Intanto però il pittore olandese non manca di farci pensare a noi, a ciò che possediamo, da cosa facciamo dipendere la nostra vita.
P. Saul Tambini
Jan Vermeer, La pesatrice di perle, 1664, National Gallery of Art – Washington.


