Quel gran genio di Michelangelo conosceva benissimo il mondo qui rappresentato: i vicoli e i torbidi bassifondi urbani dove regna la dissipatezza, la collera e la disperazione. Ma dove ogni tanto una luce rischiara le tenebre delle bassezze umane: è la luce della carità, la beatitudine della misericordia, è quel gesto, quella parola, quell’iniziativa sorprendente che fa emergere il mondo dalle sue tristezze, sono quegli attimi in cui una grazia inedita e inaspettata, che pare non centrare nulla con questo mondo, offre un briciolo di senso e di speranza.
È la beatitudine della carità, che scomoda persino la Vergine che, come affacciata da un balcone con suo figlio – uno dei più bei volti del Bambin Gesù della storia dell’arte -, si espone a contemplare questa meraviglia dello scarto dell’uomo sulla sua natura e sul suo istinto.
Le opere di misericordia non sono mai scontate, sono una beatitudine che ci porta altrove e che avvampa in questo tempo così terribilmente umano una favilla divina, capace di farci riconoscere per ciò che pensavamo di non essere: “Venite, benedetti del Padre mio” (Mt 25,34).
P. Saul Tambini
Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Le sette opere della Misericordia, 1607, Chiesa del Pio Monte della Misericordia – Napoli.