“La più celebrata, la più bella e la più divina” (Vasari) opera di Raffaello, vuole esprimere, nella sua parte inferiore – realizzata, si ritiene, dall’eccellente suo discepolo Giulio Romano -, il modo in cui il cielo, rivelato nella trasfigurazione, possa determinare le quotidiane contraddizioni, le cocenti ferite, l’ordinaria fatica di vivere. L’opera ha per oggetto la trasfigurazione del Signore ma il vero centro è ciò che nei vangeli succede immediatamente dopo: il dramma di una famiglia che ha un bambino epilettico. Gli apostoli non riescono a guarirlo; riuscirà a farlo solo il Signore. I discepoli cercano di persuadere la folla, disperata e disorientata, che solo “il Figlio amato”, sceso dal monte, potrà portare la sua luce salvifica. Il mondo, con le sue povertà, i suoi drammi e le sue contraddizioni, non sarà privato di quella luce e di quella grazia che a volte sembra impossibile ottenere.
P. Saul Tambini
Raffaello Sanzio e Giulio Romano, Trasfigurazione, 1520, Pinacoteca Vaticana – Città del Vaticano.