Un vero capolavoro manierista di quel formidabile incantatore che fu il Pontormo, ci introduce nel mistero del Natale attraverso la narrazione estetica della visita della Vergine alla cugina Elisabetta. L’omaggio a Dürer e a Botticelli è evidente, ma il modello è sublimemente trasposto in una nuova cornice di significato: l’incontro consolante ed epifanico tra donne cariche di nuove rivelazioni e di originali esperienze divine.
L’ambiente è feriale, quotidiano. Un cortile, una strada. Degli uomini in lontananza, discutendo, sembrano indicare l’accadimento, la cui importanza è resa attraverso la forzatura prospettica e l’ampliamento plastico delle figure centrali. I colori stessi, accesi e tenui, distaccandosi dal grigiore dell’ordinarietà, mostrano che le parole che si stanno rivolgendo sono dense di novità e di vita. La presenza di altre donne, spettatrici non indifferenti della scena, ci dice che l’evento riguarda tutti noi. Proprio noi, che sembriamo assistere a questi eventi della salvezza come spettatori disinteressati.
Ma come essere incuranti di una parola che fuoriesce letteralmente da quest’opera, facendo eco alla voce dell’angelo, e che sicuramente Maria sta riferendo ad Elisabetta: “Nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37)? La possibilità divina riaccende la vita e la luce negli uomini e trasforma questo povero mondo in un luogo in cui può regnare ancora amore e vita.
P. Saul Tambini
Pontormo, Visitazione di Carmignano, 1530, Propositura dei santi Michele e Francesco – Carmignano.


