✨I di Quaresima – L’arte racconta la Fede – “Non di solo pane vive l’uomo”

Autore apprezzatissimo dalla corona spagnola dei primi del Cinquecento, Juan de Flandes realizza, con evidenti richiami fiamminghi, un complesso retablo per la cappella privata della regina Isabella di Castiglia, una sorta di biblia divitum. Ne rimangono solo alcune tavolette, questa forse la più originale.

La tentazione di Cristo, che gli evangeli ci presentano ambientata nel deserto, è qui rappresentata in un giardino ubertoso e paradisiaco. Il Maestro di Nazareth appare in totale confidenza con colui che gli porge una pietra. Costui è riconoscibile come il diavolo perché provvisto di zampe palmate e di corna, ma possiede tutte le sembianze di un religioso che, con la mano destra, è tutto intento a recitare il santo rosario. Sullo sfondo le altre due tentazioni: in alto a destra, quella in cui il diavolo propone il potere magico su ogni cosa e quello del potere sul mondo, in altro a sinistra.

Ma la tentazione in primo piano ci viene presentata come la più ambigua e raffinata, perché passa attraverso una vita religiosa che dimentica della sua componente di totale affidamento a Dio. Essa deve subire il rimbrotto di Cristo: “Non di solo pane vive l’uomo” (Lc 4,4).

È il vissuto di una spiritualità atea, privata cioè della fede necessaria, e che viene condotta solo come scappatoia comoda portata ad estraniarsi dalla responsabilità della vita. Qui viene vista anche come reiterazione dell’antica caduta, quella che ha allontanato l’uomo dalla confidenza con Dio – il quale nella Genesi “passeggiava nel giardino” – e dalla sua amicizia. Grande tentazione della fede: pensare a Dio in modo solo utilitaristico, e non come Signore della propria vita, da cui tutto dipende. L’abito, dunque, davvero non fa il monaco!

P. Saul Tambini

Juan de Flandes, Tentazione di Cristo, 1496-1499, National Gallery – Washington.

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