Una piccola comunità apostolica assiste alla scena dell’incarico di Cristo a Pietro, in questa mirabile opera dell’immenso Rubens. Per la verità, la bellissima figura di Cristo risorto e la presenza del piccolo gregge, sulla destra dell’opera, ci fa pensare ad una sorta di sovrapposizione voluta: si tratta in realtà dell’episodio finale del vangelo di Giovanni, con l’invito di Gesù a Pietro di amarlo di più, di amarlo donando la vita, attraverso la cura per i fratelli. Ecco, dunque, che la consegna delle chiavi assume un nuovo significato, testimoniale e paterno, che Pietro dovrà assumere nella responsabilità per il prossimo e nell’amore più grande: “Mi ami più di costoro? […] Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene” (Gv 21,15).
Ancora Pietro non è all’altezza dell’amore di Cristo, ma proprio lui gli profetizzerà il destino di un amore più grande: “quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi” (Gv 21, 18). La comunità apostolica che fa da cornice, insieme alle pecore, alla scena, è pronta a seguirlo, i loro sguardi profondi e i loro colori intensi, esprimono bene la loro adesione ad una nuova sequela Christi, mutata ma non nell’obbedienza della preghiera e della testimonianza.
Non termina, dunque, il cammino del Risorto, continua con i passi della Chiesa, forse incerti e fragili, ma sospinti da una esplicita volontà di Cristo, la sua “speranza non delude” (Rm 5, 5).
P. Saul Tambini
Peter Paul Rubens, L’incarico di Cristo a Pietro, 1616, Wallace Collection – Londra.


