V di Pasqua – L’arte racconta la Fede – «… amatevi anche voi gli uni gli altri».

Il celebre Garofalo illustra con questa tavola, in modo del tutto originale, il tema della lavanda dei piedi. Originale perché il ferrarese deve aver a lungo meditato sul vangelo di Giovanni per comporre l’opera in modo da celebrare l’amore vicendevole, simboleggiato dalla lavanda dei piedi, distribuendo gli apostoli e lo stesso Cristo come se fossimo di fronte ad un’ultima cena.

Ed in effetti nel vangelo di Giovanni la cena non viene raccontata, è sostituita dalla lavanda dei piedi, in modo tale che questa mostri il significato vero di quella. Garofalo è stato dunque capace di compiere con quest’opera un’esegesi corretta del testo giovanneo: il modo proprio di vivere l’eucaristia è quello dell’amore fraterno e vicendevole, nella disponibilità di farsi servi. Al centro del dipinto, il Maestro divino non sta distribuendo il pane, bensì lava i piedi di Pietro, ricordandogli il suo comandamento: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34). Pietro si ritrae, mentre alcuni apostoli si mostrano ora persuasi, ora perplessi. Tra di essi, Giuda indica l’opera del Signore e sembra dirci, corrucciato, che questo sia proprio il gesto cui si oppone il suo prossimo tradimento. Ma è proprio a questo che reagisce la parola sconvolgente di Cristo: “Quando Giuda fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato»” (Gv 13,31).

L’insegnamento più profondo del Maestro di Nazareth si compie, perciò, nel suo amore più grande, quello di amare nel tradimento. Qualche anno più tardi, colui che come nessuno comprese il significato dell’opera di Cristo, affermerà: “Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,8).

P. Saul Tambini

Benvenuto Tisi da Garofalo, Lavanda dei piedi, 1520-1525, National Gallery of Art – Washington D.C.

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