La grande abilità dell’arte: denunciare con una carezza. Quest’opera del grande Rubens, che sembra blandire i nostri migliori e più placidi sentimenti, è una straordinaria e implicita provocazione ad un modo di pensare borghese e vacuo al Natale del Signore.
Qui abbiamo la Vergine di Nazareth vestita di un rosso cremisi intenso, evocativo di ciò che dovrà passare, che cerca di placare il visibile terrore del Figlio, il quale le si aggrappa al collo, mentre il suo sguardo si rivolge allo spettatore, come lui dubbioso sulla sua sorte. È circondato infatti da una massa disordinata e bramosa di apparenti putti, che sembrano voler assolutamente raggiungere proprio il bambino. Non vi è ferocia nella loro intenzione, ma appaiono del tutto voler chiedere conto di ciò che hanno vissuto, come addossando all’innocenza di questo solo bambino la responsabilità del loro crudele destino.
Riposa inevitabilmente una domanda terrificante sottesa al quadro, proprio quella che ameremmo non ascoltare in tempo festivo e di pensieri leggeri, ma è l’unica domanda che può essere rivolta al Bambino affinché questo tempo possa essere vissuto in modo credibile e autentico: perché tutto questo? La sua crudezza e la sua fittizia blasfemia, è vinta proprio dall’innocenza e dalla mitezza del modo proprio con cui Dio si fa presente allo sgomento del mondo. È proprio la presenza così centrale del Bambino di Betlemme, proprio le palme dei bimbi, proprio la loro incoronazione della Vergine e proprio lo sguardo del Figlio verso l’osservatore un’implicita risposta alla domanda inquietante dell’opera.
Il dipinto ci sta dicendo che innocente non significa folle, che anche tutto questo che è sotto i nostri occhi e che non sappiamo a chi attribuire trova il suo senso proprio nella presenza divina. Essa sola ha la capacità di far uscire dalla follia e dallo scandalo la nostra realtà piegata dalla guerra, dalla distruzione e dall’odio e offrirle un senso di amore, di pace e di luce. Quando sentiremo gli angeli cantare “…e pace in terra agli uomini che egli ama”, non riconosceremo in esse parole sarcastiche o illusorie ma un irrinunciabile senso a cui solo i bimbi di Rubens ci possono condurre.
Buon Natale a tutti.
P. Saul Tambini
Pietro Paolo Rubens, La Vergine e il bambino circondato dai santi innocenti, 1616, Museo del Louvre – Parigi.


