11 Gennaio 2026 – Battesimo del Signore – L’Arte racconta la Fede

Non si tratta di macroscopico errore quello di Coypel, effettivamente, secondo la versione giovannea, al Giordano non è Gesù a vedere i cieli aperti ma lo stesso Giovanni Battista, che così testimonia: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui” (Gv 1,32).

Anche a noi il tardo barocco fa l’effetto che si prefigge, quello cioè di farci alzare lo sguardo, come Giovanni, e per questo il battesimo di Gesù viene da noi interpretato proprio nel significato più autentico: una rivelazione dell’identità di Cristo e un evento che origina la sua missione. La dimensione trinitaria di questa opera, così centrale e rivelativa, ripone al centro della nostra fede un evento che più teologico non può essere, ma che la storia del pensiero ha nel tempo censurato in un oblio voluto, appannaggio del mistero dell’incarnazione. La teologia dell’unzione solo negli ultimi tempi è stata ripresa, con l’obbiettivo di esaltare la dinamica dello Spirito nell’opera di Cristo e nella vita della Chiesa. L’artista francese mette al centro della sua opera proprio la terza persona della Trinità, colui che condurrà il Figlio di Dio fino alla sua opera finale e salvifica e colui che verrà effuso nei cuori dei fedeli, rendendoli nuovi “cristi” per il mondo.

La voce che viene udita al battesimo di Cristo è dunque per il Figlio di Dio, ma è destinata anche ad ogni credente, che potrà vivere, a partire dal proprio personale battesimo, con questo mistero di luce nell’orizzonte, e sempre accompagnato dalla voce paterna: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 3,17).

P. Saul Tambini

Antoine Coypel, Battesimo di Cristo, 1690, Los Angeles County Museum of Art – Los Angeles.

 

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