Lectio imago. Vedere la Parola. IV di Quaresima – 15 Marzo 2026

C’è molto sicuramente del Tintoretto in questa bella tela di El Greco, ma c’è anche un po’ di Duccio di Boninsegna, almeno per il suo contenuto. La costruzione spaziale e la composizione è un rimando alla pittura veneziana alla quale non può che fare riferimento il grande pittore cretese, attraverso di esse la guarigione del cieco nato riesce ad assurgere a punto di riferimento della realtà di sempre, modello di fede per tutti.

Il tempio è distante, su uno sfondo che il gioco prospettico rende lontanissimo, dalla sinagoga d’altronde il cieco è addirittura “cacciato fuori” (Gv 9,35), proprio per questo così la sua guarigione – in realtà il processo miracoloso a cui ha contribuito con la sua volontà, perché “quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva” (Gv 9,7) – diventa vero giudizio contro il mondo, che si era fatto egli stesso giudice dell’opera salvifica di Cristo: “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi” (Gv 9,39). Questa separazione dei gruppi esprime proprio il giudizio contenuto nel segno dell’opera salvifica, davanti al quale il mondo è chiamato a prendere posizione. Lo stesso cieco nato, qui, come nella formella di Duccio di Boninsegna, è già rappresentato di spalle nell’atto di testimoniare: “Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?” (Gv 9, 27).

L’opera del Salvatore porta dunque in dote sempre una domanda rivolta a ciascuno di noi: “«Tu, credi nel Figlio dell’uomo?» (Gv 9, 35); che nessuna farisaica religiosità o ipocrita opportunismo ci impedisca di riconoscere colui che dice: “Lo hai visto: è colui che parla con te” (Gv 9, 37).

P. Saul Tambini

Doménikos Theotokòpoulos, detto El Greco, Guarigione del cieco nato, 1573, Parma – Galleria Nazionale.

20260315 Lectio Imago IV di Quaresima El_Greco_-_Christ_Healing_the_Blind_WS

CONDIVIDI SU: