L’evidente omaggio di Antoon van Dyck, in questa tela conservata nell’Indianapolis Museum of Art, al maestro Rubens, non indebolisce l’efficacia del messaggio dell’artista fiammingo.
La composizione dello spazio e la profondità dei piani riescono ad esaltare l’opera di Cristo che, avvolto da vesti blu e cremisi, è determinato a compiere la volontà del Padre. In coda i discepoli non perdono l’occasione per discutere tra loro e una gran folla accompagna il percorso di Cristo, mentre altri depongono ai suoi piedi frasche e mantelli.
L’ingresso alla città benedetta sembra perdersi in un angolo dell’opera, ma da esso proviene una luce intensa, arricchita dall’esultante clamore della folla. Tutto procede verso quella angusta breccia. Altrove, il Signore aveva suggerito ai discepoli di “sforzarsi di entrare per la porta stretta”.
Il drammatico tono generale dell’opera vuole evidenziare che, in questo ultimo passaggio verso la preconizzata croce, Cristo entra attraverso quella porta, ora luminosa e onorata, presto oscura e disprezzata. Ma è solo un passaggio, è solo la logica della salvezza.
P. Saul Tambini
Antoon van Dyck, Entrata di Cristo in Gerusalemme, 1617, Indianapolis Museum of Art.


