Pentecoste – L’arte racconta la Fede – «Tutti i giorni, fino alla fine del mondo»

Destinata ad ornare il soffitto della Cappella di San Giovanni Battista nel Palazzo dei Giureconsulti di Milano, il telero dipinto dal Morazzone descrive l’evento della Pentecoste con esemplare stile barocco e con evidente originalità.

La posizione dell’opera doveva portare ad alzare lo sguardo dei convenuti, in un ambiente più che laico e destinato alla risoluzione di controversie e affari. Evidentemente, ciò che doveva suscitare un discernimento sapiente negli astanti avrebbe dovuto essere proprio questa impressione di circolarità dinamica e di senso di comunità creato da tale vortice luminoso, suscitato dall’irruzione della luce irradiante dello Spirito, che si espande al centro della scena.

Lo Spirito è dunque per il Morazzone capace di generare quel dinamismo e quella circolarità che sono necessari per edificare la comunità, appianare le controversie e sospingere verso decisioni sagge. D’altronde il Maestro divino lo aveva preannunciato così: “il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,26).

Una nuova presenza abbiamo dunque dal Padre, ma non è una sostituzione: Cristo per lo Spirito abita con Il Padre nei nostri cuori e nella comunità riunita nel suo nome: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). Il centro di questa meravigliosa scena del Morazzone, dunque, è proprio occupato da Cristo, che in forza dello Spirito è con noi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20), è lui che al centro di tutto e tutti edifica quel ’noi’ che è la Chiesa.

P. Saul Tambini

Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone, Pentecoste, 1615, Pinacoteca del Castello Sforzesco Milano.

 

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