Un piccolo cartiglio ai piedi del capolavoro del Bronzino, dovrebbe descriverne il senso, invece pare portare fuori strada.
In realtà, il grande artista fiorentino interpreta il ruolo e il senso della famiglia che ha formato il Figlio di Dio, cui si aggiunge giustamente il Battista, come il luogo nel quale egli ha compreso e assorbito la vocazione finale, quella del dono di sé. San Giovanni cerca perciò insistentemente di risvegliare il suo compagno di giochi, con poco successo. È un’evidente evocazione dello scopo del bambinello di Nazareth. Lo conferma appunto il cartiglio, che recita l’espressione tipica del Battista, e quel rosso cremisi della Madre di Dio, che domina l’opera.
La Vergine e il suo sposo partecipano quasi aristocraticamente alla scena, profondamente consapevoli del progetto a cui gli angeli li avevano preparati. E sono di una bellezza incantevole, Maria con quel pallore del tutto simile al figlio, e Giuseppe con quell’intenso ocra, che esprime tutta la sua saggia maturità di fede.
La comunità del Figlio di Dio è quindi quella che partecipa con tutta la fede e la consapevolezza cristiana alla missione del Signore, beato chi sente la gioia di farne parte.
P. Saul Tambini
Agnolo Bronzino, Sacra Famiglia Panciatichi, 1541, Galleria degli Uffizi – Firenze.


