Hans Holbein il Giovane, molto vicino alla Riforma, porta alla nostra attenzione uno dei momenti più profondi del mistero cristiano. Forse l’unico elemento in cui riscontriamo la sua vicinanza al movimento che in quegli anni si sviluppò proprio nella sua patria, Basilea, è questa poca insistenza sul carattere sacrale dell’evento eucaristico. Infatti, non c’è nulla che possa farci pensare a tale mistero, né la tradizionale ostia, né il ripiegarsi di Giovanni sul corpo del Maestro di Nazareth, vi è la sola cena, che ha tratti del tutto familiari. Sono invece due i temi che il maestro svizzero vuole sottolineare: la centralità di Cristo e l’agitazione dei discepoli.
Mentre tutti appaiono colti dalla concitazione del momento, evidentemente per la sopraggiunta notizia del tradimento di uno di loro – di Giuda, che se ne sta corrucciato e pensoso al margine della comunità apostolica -, un paio di essi sono assorti dalla contemplazione del volto del Figlio di Dio. Egli, in modo sereno e posato, esprime con un gesto insieme di accoglienza e di rassicurazione che tale è il suo pane dell’alleanza. L’agitazione che coglie diversi dei presenti evoca qui, invece, il mistero di passione che sta per rovinare il clima familiare dell’avvenimento e il destino che incombe sul loro maestro.
Passione e fraternità cristiana non possono che dunque andare insieme. La Pasqua ha il suo centro sia nella persona di Cristo, sia nel suo gesto di salvezza. La cena fraterna, e il sacramento che ne è il suo frutto, tiene legati questi due momenti, come la Chiesa, che ha come scopo quello di custodire insieme l’annuncio della Pasqua e la presenza amorevole di Cristo.
P. Saul Tambini
Hans Holbein il Giovane, Ultima cena, 1525, Kunstmuseum – Basilea.


