Il Bassano, straordinario e prolifico artista veneto, ha letto con attenzione la parabola evangelica ed ha composto la sua opera inserendo tutti i dettagli necessari a far comprendere la centralità che nella fede deve avere il farsi prossimi.
In questa sorta di deposizione laica, il pittore bassanese mette addirittura al centro dell’opera l’unguento medicinale, per mostrare che il cuore della fede è divenuto la cura del prossimo e la salvezza dell’uomo nel suo stato di bisogno. I due che si allontanano speditamente, pur pensando di assolvere i dettami della legge, rimangono ormai sullo sfondo, raccolti nel grigiore della loro indifferenza. Il Samaritano invece è al centro di questa scena pietosa, mentre si fa letteralmente carico dello sventurato. Se ne prenderà cura al punto di portarlo presso una locanda.
Nel frattempo però Jacopo Bassano ci mostra quanto siano cambiate le stesse coordinate per instaurare un rapporto con Dio autentico e sentito: prendersi cura dell’altro, al punto di cambiare direzione alla nostra vita.
Il viaggio, quello vero, non lo rende autentico la destinazione, ma gli incontri in cui possiamo sperimentare l’amore. Quello ricevuto, quello dato.
P. Saul Tambini
Jacopo Bassano, Il buon Samaritano, 1562, National Gallery – Londra.


